top of page
Ansia.png

Ansia: dentro la gabbia

Un allarme continuo che restringe il corpo, i desideri e il contatto con ciò che ci fa sentire vivi.

​​​

Un allarme continuo che restringe il corpo, i desideri e il contatto con ciò che ci fa sentire vivi.

​

A volte l’ansia non assomiglia a una paura precisa.

Assomiglia ad una gabbia.

Come se dentro ci fosse un’enorme energia che spinge in tutte le direzioni. Troppo intensa, troppo veloce, troppo viva.

​

Ma quelle sbarre non riescono davvero a contenerla.

Tengono dentro abbastanza da creare pressione, non abbastanza da trasformarla.

 

E allora qualcosa esce comunque...frammenti: il cuore che accelera, il respiro che si spezza, i pensieri che corrono senza fermarsi, il corpo che sembra esplodere senza capire perché.

Eccoli, i frammenti.

 

E spesso il problema è che quell’allarme diventa così forte da non lasciare spazio a nient’altro.

L’attenzione si chiude lì: sul sintomo, sul controllo, sul bisogno disperato di far smettere tutto il prima possibile.

 

Come avere una bomba tra le mani da scaraventare via subito.

 

E intanto il resto della vita resta sullo sfondo, con i suoi bisogni, con i suoi desideri. 
Perfino il contatto con la realtà, a volte, può andare sullo sfondo. 

Perché l’ansia può diventare questo: un allarme interno che suona così forte da coprire tutto il resto.

Perfino ciò che sta facendo male davvero.

Il vuoto.
La solitudine.
Il sovraccarico.
Ferite che continuano a consumare spazio dentro.

 

Quelle sbarre, spesso, non nascono dal nulla; si costruiscono nel tempo.

Negli sguardi spaventati di chi avrebbe dovuto aiutarti a sentirti al sicuro.
In ambienti dove anche il silenzio teneva il corpo in allerta.

Perché uno sguardo spaventato, spaventa.

 

E allora il corpo impara...a restare vigile, a prevedere, a trattenere, a non lasciar uscire troppo.

E soprattutto impara che il mondo non è un posto in cui rilassarsi davvero.

 

Ma ciò che viene trattenuto non scompare.

La vitalità. La rabbia. Il desiderio. Il movimento.

Resta dentro a fare pressione...Tutto dentro la gabbia!

​

Quell’allarme, per quanto faticoso, non nasce per distruggere.

Nasce perché dentro c’è ancora qualcosa di vivo...che spinge, che vuole muoversi, che non si è arreso.

​

E forse, allora, la domanda non è come far smettere quell’energia.

Ma come iniziare, piano piano, ad allargare le sbarre.

Non per esplodere.

Per respirare.

Lisiana

Se riconosci qualcosa di tuo in quello che hai letto, puoi scrivermi

Dott.ssa ARDIZZONE LISIANA

​​

psicologa psicoterapeuta​

​

Iscritta all'Ordine degli Psicologi del FVG, sez. A, n. 1538

​

348 7569322

Via Di Mezzo, 7 - Pasian Di Prato (Ud) 

​

P.IVA   02784690303

​

​

© Ardizzone Lisiana, 2026

bottom of page