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Abituarsi al freddo

Ci sono relazioni in cui l’altro c’è… ma non fino in fondo.

 

E così, lentamente, il cuore si abitua al freddo.

A volte l'altro c'è.

Si condividono spazi, giornate, abitudini. Eppure qualcosa continua a mancare.

Non è un'assenza netta. È più sottile.

Come avere accanto qualcuno che si riesce a raggiungere solo a tratti.

 

Ci sono momenti in cui ci si sente vicini, scelti, importanti. Momenti in cui il cuore si rilassa e pensa di potersi affidare. Poi però qualcosa cambia.

 

L'altro torna nel proprio mondo, si chiude, diventa distante anche stando accanto. A volte bisogna quasi rincorrerlo per sentirsi davvero considerati dentro la relazione.

 

Può accadere anche nelle convivenze. Ci si incrocia nelle stanze, si parla delle cose da fare, dell'organizzazione, della quotidianità...ma emotivamente ci si sente sempre un po' fuori dalla porta.

 

Fuori dalla porta del cuore dell'altro.

 

All'inizio, forse, ci si era arrabbiati. Si era chiesto, si era provato a spiegare quanto facesse male sentirsi continuamente poco raggiunti, poco tenuti dentro.

 

Nel tempo però il cuore smette di protestare. Arriva una stanchezza silenziosa che abbassa le aspettative.

 

Ci si abitua alle briciole...un messaggio più caldo, un gesto spontaneo, un momento in cui l'altro sembra finalmente esserci. Briciole che ogni tanto profumano di casa.

Ma che non bastano.

E allora, poco a poco, ci si abitua al freddo.

 

E nel freddo, lentamente, ci si restringe. Si occupa meno spazio. Si desidera meno ad alta voce. Come se il corpo avesse deciso, da solo, di non sprecare più calore in una direzione che non lo restituisce.

 

Alcune relazioni non ci spezzano. Ci raffreddano lentamente.

 

La parte più difficile, spesso, non è nemmeno la distanza. È il dubbio che si insinua piano. Il dubbio di chiedere troppo, di essere troppo sensibili. O, a volte, di non meritare davvero qualcosa di più presente, più nutriente, più reciproco.

 

Ci sono relazioni in cui l'altro non se ne va davvero, ma nemmeno arriva fino in fondo. Come qualcuno che resta sulla soglia del nostro mondo emotivo: non abbastanza fuori da lasciarci liberi, ma nemmeno abbastanza dentro da farci sentire accolti.

 

Non c'è solo l'intermittenza. C'è anche la sensazione di avere accanto qualcuno che rimane irraggiungibile.

 

Qualcuno che si può sfiorare, ma mai raggiungere.

 

Quando questo accade troppo a lungo, il corpo smette di rilassarsi nel legame.

Resta in ascolto. In attesa. Quasi congelato.

Finché non arriva una specie di resa silenziosa. Si smette di aspettare davvero calore, presenza, continuità. E il cuore, poco alla volta, impara ad abitare il freddo.

 

Forse è proprio lì che può diventare importante fermarsi.

Non per continuare a rincorrere un posto nei pensieri e negli spazi emotivi dell'altro. Ma per chiedersi come ci si sente dentro quella relazione.

 

E forse anche come sarebbe sentirsi finalmente riposare dentro qualcuno.

 

Perché aver bisogno di presenza, continuità e reciprocità non significa chiedere troppo.

Significa desiderare un luogo in cui il cuore non debba più restare in ascolto per capire se verrà lasciato solo.

 

Un luogo in cui poter finalmente abitare un legame.

Lisiana

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Dott.ssa ARDIZZONE LISIANA

psicologa psicoterapeuta

Iscritta all'Ordine degli Psicologi del FVG, sez. A, n. 1538

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