

Quando il cibo diventa un posto dove appoggiare il peso
Ci sono momenti in cui il cibo assomiglia più al tentativo di appoggiare, da qualche parte, un peso che si porta dentro da troppo tempo.
Ci sono sere in cui si sente qualcosa di pesante, dentro.
Non sempre ha un nome.
Non sempre si riesce a dire da dove viene, né da quanto tempo è lì.
È solo pesante.
E il corpo, ad un certo punto, smette di cercare le parole.
Cerca qualcos'altro.
Qualcosa che faccia scendere quel peso, anche solo per un momento.
Che lo spenga, che lo copra, che faccia sentire, per qualche minuto, che non c'è più niente da reggere.
A volte quella strada passa attraverso il cibo.
Il corpo quella strada la conosce bene. Ci arriva prima delle parole e prima ancora di riuscire a sentire quanto a lungo si è andati avanti con quel peso addosso. E allora il cibo, almeno per qualche minuto, sembra poter fare ciò che da soli non si riesce più a sostenere.
Abbassa il rumore, scalda, tiene insieme.
Il corpo, a volte, cerca disperatamente un posto dove appoggiare quel masso.
Può essere il bisogno di abbassare il rumore interno.
Di smettere, per un momento, di reggere tutto.
Di sentire qualcosa che assomigli a conforto.
Come quando, da bambini, ci si stringeva a qualcosa per calmarsi.
E forse è anche per questo che la fame emotiva arriva spesso proprio quando finalmente ci si ferma, quando il controllo si abbassa, quando il silenzio lascia emergere ciò che durante il giorno è rimasto sullo sfondo.
E insieme a tutto questo, spesso, arriva anche la vergogna.
Non solo di ciò che si fa per alleggerire quel peso, ma proprio di averlo.
Di essere il tipo di persona che non riesce a reggere senza cercare qualcosa a cui appoggiarsi.
Come se la fragilità fosse il problema e non il segnale di qualcosa che chiede di essere ascoltato.
Per molte persone il cibo diventa una compagnia silenziosa.
Qualcosa che riempie, che scalda, che tiene insieme.
Ci sono persone che hanno imparato molto presto a trattenere, a non pesare troppo.
Ad andare avanti anche quando avrebbero avuto bisogno di essere tenute un po’...
E allora certe emozioni restano nel corpo.
Nel bisogno improvviso di mangiare, di riempire...nel cercare qualcosa che faccia scendere, almeno un po’, tutta quella tensione.
E non sempre succede con il cibo.
A volte quella stessa ricerca di sollievo passa attraverso il fare continuo, il controllo, le distrazioni, le relazioni, il bisogno di riempire ogni spazio vuoto.
Perché il punto, spesso, non è l’oggetto. È la fatica di restare da soli dentro ciò che si sente.
E allora, forse, la domanda non è:
“Perché non riesco a controllarmi?”
Ma:
“Perché sto cercando di buttare giù un masso?”
“Cosa c’è sotto che non può ancora essere guardato?”
Perché, a volte, il corpo non ha bisogno di essere combattuto.
Ha bisogno di essere ascoltato abbastanza da poter trovare, poco alla volta, nuove strade per chiedere conforto.
Lisiana
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