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Il pozzo: quando il vuoto interiore smette di fare paura

C'è un vuoto che non fa rumore.

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Eppure a un certo punto è lì, familiare e antico, come se fosse sempre stato parte del paesaggio interno. E nel silenzio, può sussurrare.

A volte mica ci si accorge del bordo...

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Si è lì, in mezzo alle cose, alle giornate, alle persone, nella frenesia del quotidiano... e poi improvvisamente si è già dentro, in caduta, giù. Sempre più giù.

 

Come se il corpo continuasse a scendere anche quando tutto fuori sembra fermo.

 

Non c'è un motivo preciso, né un'emozione chiara a cui dare un nome.

 

C'è solo buio. Polvere antica. E la sensazione che il fondo non arriverà mai.

 

La prima reazione è resistere. Aggrapparsi a qualcosa con forza, con fame...Riempire, fare, pensare, cercare fuori ciò che dentro sembra mancare. Come se fermarsi nella caduta fosse il pericolo vero.

 

Ma quel buio non si lascia riempire facilmente.

Torna. Aspetta. Ha tutto il tempo del mondo. Perché quel pozzo è antico...è lì da prima che imparassimo a tenerlo a distanza. E forse è proprio per questo che spaventa così tanto. Non è nuovo. È familiare.

 

A volte, però, è proprio quando si smette di lottare contro la caduta che qualcosa cambia. Non il buio. Non la profondità, quello resta. Cambia il corpo.

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Le mani iniziano a sentire la parete... la terra, la rugosità, la consistenza antica di qualcosa che esiste da molto prima di questa caduta. Il naso raccoglie un odore terroso, profondo, vivo nonostante tutto.

E dalle pareti, appena appena, spuntano radici. Corte. Piccole. Quasi invisibili. Ma lì.

 

Come se il pozzo, che sembrava solo vuoto e buio, avesse sempre avuto qualcosa che cresceva in silenzio lungo i suoi bordi.

 

E allora ci si accorge che quel pozzo non è solo profondità.

È spazio.

Un posto in cui, forse per la prima volta, non c'è niente che chiede di essere gestito, risolto, tenuto insieme.

 

Quella caduta infinita, che all'inizio stringeva il petto e chiedeva di essere fermata a tutti i costi, inizia lentamente a trasformarsi. Non scompare...cambia forma. Diventa qualcosa di più sospeso. Un fluttuare nel buio.

E in quel fluttuare, quasi senza accorgersene, qualcosa nel corpo si abbandona. La stretta si allenta, il respiro torna, il silenzio smette di fare paura.

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Come se il vuoto, invece di inghiottire, iniziasse a cullare.

Ed è proprio lì, in fondo a quel buio antico, che si trova qualcosa di inaspettato. Non il nulla. Un germoglio. Timido, quasi invisibile, eppure vivo. Più vivo, forse, di molte cose vissute alla luce.

Perché non è cresciuto nonostante il buio. È cresciuto dentro il buio, nella polvere, nel silenzio, senza che nessuno lo vedesse.

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È piccolo. Quasi niente. Eppure è essenza.

 

Qualcosa che non chiede nulla. Qualcosa che semplicemente è.

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E aspettava, in silenzio, che qualcuno smettesse di cercare altrove.

Lisiana

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Dott.ssa ARDIZZONE LISIANA

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psicologa psicoterapeuta​

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Iscritta all'Ordine degli Psicologi del FVG, sez. A, n. 1538

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